Amore e pandemia: 2 riflessioni che ogni essere umano dovrebbe fare ai tempi del coronavirus

E ritorno di nuovo a scrivere del Coronavirus. Perché come te, sono recluso in casa, ed uno dei modi migliori che ho per mettermi al tuo servizio è quello di condividere con te le mie riflessioni, affinché magari possano diventare anche le tue.

Ad oggi, 9 aprile, in Italia ci sono 17699 deceduti totali a causa di questa pandemia (+542 rispetto a ieri).

Quasi 18mila persone se ne sono andate in condizioni pietose, rasentando i limiti dell’umanità, sole in una corsia di ospedale, intubate e senza possibilità alcuna di vedere o salutare i propri cari.

In tutto questo l’aspetto disumanizzante continua anche oltre la morte; infatti se cerchi in rete potrai vedere la famosa foto delle +100 bare allineate nell’obitorio di Bergamo, molte delle quali non riportano neanche il nome della persona che ospitano.

Insomma, siamo davanti ad uno spettacolo veramente orribile. E quando si è dinnanzi al male il cuore dell’uomo non può far altro che interrogarsi sul senso di tutto questo, perché in fondo sentiamo un senso dovrà pur averlo.

E così mi sono lanciato nell’impresa di scrivere 2 riflessioni che secondo me dovrebbero accompagnarci durante tutto questo periodo. Sei pronto per condividerle con me?

Iniziamo.

Riflessione n.1 – Il problema non sta nel male che hai subìto ma in quello che hai fatto

Sento molte persone lamentarsi della sofferenza che hanno vissuto nella propria vita, di tutto il male che hanno ricevuto dagli altri, della sfortuna che hanno avuto e del fatto che la vita non è stata giusta e generosa con loro.

Persone che soffrono tantissimo, che hanno il cuore in mille pezzi, che non riescono più a trovare la via della felicità.

La sofferenza di queste persone è reale, ma la radice purtroppo è falsa.

L’essere umano non soffre per il male che entra nel suo cuore, ma per il male che esce dal suo cuore.

Che tradotto vuol dire: incapacità di amare.

E fidati, conosco molto bene questa malattia perché ne sono stato affetto per molto tempo, e ti auguro di non viverla mai perché é capace di uccidere la bellezza di ogni cosa importante che c’è nella tua vita.

A volte durante le mie sessioni mi capita di incontrare persone che mi fanno l’elenco di ciò che di male c’è stato nella loro vita.

  1. La mia ragazza mi ha lasciato e non so il perché
  2. Il mio capo è uno str…zo perché pensa solo ai suoi affari
  3. La mia famiglia non mi capisce e mi critica sempre
  4. I miei amici si sono allontanati da me

E via discorrendo. Così poi quando chiedo alla persona: “Ho capito, mi rendo conto della tua sofferenza. E come sarebbe dovuta andare secondo te?” La persona inizia a farmi invece l’elenco di come gli altri si sarebbero dovuti comportare.

  1. La mia ragazza avrebbe dovuto ascoltarmi di più
  2. Il mio capo avrebbe dovuto prendere di più a cuore la mia situazione
  3. La mia famiglia avrebbe dovuto sforzarsi di comprendermi di più
  4. I miei amici avrebbero dovuto offrirmi il loro aiuto invece di scappare

Quindi queste persone sanno molto bene quello che vorrebbero ricevere, e sentono di soffrire per il fatto che hanno la percezione di non averlo ricevuto. Ma purtroppo stanno guardano il cannocchiale dalla parte sbagliata.

Perché come scrivevo poco fa, il vero problema non è quello che avrebbero dovuto ricevere ma ciò che hanno dato loro.

Infatti quando alla fine domando: “Bene, quindi tu avresti desiderato di essere maggiormente ascoltato, maggiormente compreso, maggiormente aiutato, giusto? Quindi tu avresti desiderato solamente ascolto, comprensione e aiuto, corretto?”

Loro rispondono: “Si, si, si! Esattamente! E’ proprio così!”

E quando a questo punto chiedo: “Tu hai sviluppato queste 3 qualità” Ascolto, comprensione e aiuto?” il deserto appare..scena muta…e la persona inizia pian piano ad accorgersi che tutta la sua sofferenza non deriva dal fatto di non aver ricevuto ascolto, comprensione ed aiuto, ma di essere stata incapace di donare ascolto, comprensione ed aiuto.

E qui mi ricollego al discorso delle bare di Bergamo. Immagina quante persone hanno sofferto perché non hanno avuto il tempo di salutare un proprio caro, un familiare importante. Quanta sofferenza prodotta all’idea di non aver avuto il tempo..

Ma dove sta la sofferenza? Nel fatto di non aver avuto il tempo di salutare un proprio caro in punto di morte, o di non aver trascorso con lui il giusto tempo mentre era ancora in vita?

Dove risiede l’errore? Nel non aver avuto tempo di amare, o nel non aver amato pur avendo avuto tutto il tempo di farlo?

Cosa fa più male? Da dove parte la sofferenza?

Ricevere del male ci mette nella condizione di pensare che abbiamo ragione, e quando sentiamo di avere ragione diventiamo i paladini della giustizia.

E purtroppo amore e giustizia non vanno d’accordo. Meglio una vita ingiusta piena di amore che una vita giusta senza amore.

Concentriamoci su ciò che esce dal nostro cuore, più che su ciò che entra, perché é ciò che esce dal nostro cuore ad essere responsabile delle nostre più grandi sofferenze.

Riflessione n.2 – Il rimpianto più grande è il rifiuto della propria missione

In questo splendido libro dal nome “Vorrei averlo fatto”, l’autore Bronnie Ware elenca i 5 rimpianti più grandi delle persone in fin di vita, che sono i seguenti:

5. Vorrei essere stato capace di rendermi più felice.
4. Vorrei esser rimasto in contatto con i miei amici.
3. Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti.
2. Vorrei non aver lavorato così duramente.
1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

Mi piace molto la definizione della parola amore intesa come a-mors cioè assenza di morte, vita infinita. Insomma, qualcosa che non è umano.

E proprio per questo non è possibile ridurre il concetto di amore solo ed esclusivamente ad un sentimento o ad una forte passione. Perché sentimenti e passioni sono elementi che si muovono nell’ambito della biologia, quindi sono umani.

Possono essere piacevoli conseguenze dell’amore, ma non sono in grado di rappresentarlo nella sua grandezza, nella sua immortalità.

Quindi quando mi riferisco all’amore non donato, non mi riferisco a sentimenti non provati o a passioni non vissute, ma ad azioni non fatte, opere non compiute. Non a caso il titolo di questo libro non è “Vorrei averlo provato” ma “Vorrei averlo FATTO“.

Perché l’opera più grande che un uomo può realizzare, l’atto d’amore più sublime è quello di rendere la propria vita un capolavoro e condividerne la bellezza con gli altri.

E infatti qual’è la cosa che c’è al primo posto della lista?

1. Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita come volevo io, non quella che gli altri si aspettavano da me.

Al primo posto c’è il rimpianto di non aver costruito una vita in linea con i propri più intimi valori, secondo il proprio codice, secondo le proprie regole, secondo la propria missione.

Cioè, sono stato creato per ballare, ed invece ho fatto il contabile. Quale indescrivibile sofferenza..

E di nuovo il mio pensiero vola a quelle povere persone che hanno dato la loro vita nella provincia di Bergamo. Chissà se loro hanno vissuto secondo il loro codice. Chissà se sono riuscite a creare la vita che desideravano. Chissà se anche loro avrebbero avuto questo forte rimpianto.

Non lo sapremo mai purtroppo.

Ma possiamo benedire e ringraziare il loro sacrificio, utilizzandolo come importante spunto di riflessione.

Come possiamo creare una vita che sia in linea con i nostri più intimi valori? Come possiamo vivere la vita che desideriamo e non quella che gli altri si aspettano da noi?

Conclusioni

In 2 semplici parole: amore e missione. Facciamoci tutti quanti un esame di coscienza e domandiamoci:

  1. Cosa sta uscendo dal mio cuore in questo momento?
  2. Sto veramente vivendo secondo il mio più intimo codice?

Perché ricordiamoci sempre che in fondo la nostra vita è molto fragile, ed ogni momento non è scontato.

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Grazie per aver letto fino a questo punto. Lo apprezzo molto. Grazie di cuore! Spero che queste riflessioni possano averti in qualche modo contaminato positivamente.

Se così fosse avvenuto, condividi questo articolo sui tuoi canali social per contaminare positivamente anche qualche altra persona, perché in questo momento abbiamo bisogno di contagi positivi 🙂

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