Autoefficacia: usare le azioni come strumento per costruire il successo

Autoefficacia

Autoefficacia: che cosa è esattamente? Al di la della definizione accademica e degli studi condotti dal suo padre fondatore Albert Bandura, come potresti usare questo concetto in modo che possa pragmaticamente migliorare la tua quotidianità e condurti verso il successo? L’autoefficacia ha a che fare con l’autostima?

Come può l’autoefficacia aiutarti a dare un senso più profondo ad ogni area della tua vita? Ma soprattutto come può il concetto di autoefficacia esserti utile nell’urgente processo di cambiamento che senti di dover mettere in atto?

Come può l’autoefficacia divenire il concetto chiave per costruire il successo che stai cercando di ottenere nel tuo lavoro o nel tuo Business?

Domande facili? Assolutamente no! Ecco perchè ho deciso di dedicare a questo argomento un articolo intero! Sei pronto? Iniziamo 🙂

Autoeffiacia: basta con le nozioni accademiche e veniamo al sodo

Sei autoefficace quando sei pervaso dal senso del riuscire in uno o più campi di tuo interesse e/o di applicazione. Punto. Sai che ce la puoi fare, anzi, sai che ce la farai. Punto e basta.

Ricordo che quando iniziai a praticare l’allenamento a corpo libero che pratico attualmente (il calisthenics), avevo davanti a me una montagna di nuove nozioni, schemi motori, ed ore di allenamento che avrei dovuto affrontare. Per non parlare di nutrizione e biomeccanica.

Ma sapevo che ce l’avrei fatta. Perché? Bhè perché:

  1. In passato feci la stessa cosa con il body building e con la musica; mi applicai con passione, attenzione e costanza
  2. Gli atleti di calisthenics che avevo intorno erano in gamba ma avevano iniziato più o meno da dove avevo iniziato io, e non erano alieni
  3. L’ambiente (e di conseguenza le persone), che avevo scelto per imparare era perfetto ed estremamente potenziante
  4. Non avevo nessun problema di natura fisica o menomazioni particolari ed in passato ero riuscito probabilmente in cose più difficili
  5. Rivedevo tutti i giorni nella mia mente il film della mia performance più eccellente

Questa è la sintesi estrema che risiede dietro il concetto di autoefficacia.

Quando sai che ce la puoi fare hai un alto livello di autoefficacia, di contro quando pensi di non potercela fare hai un basso livello di autoefficacia. In realtà è abbastanza banale, infatti fatta questa doverosa premessa vorrei passare subito oltre ed iniziare a parlarti di quello che mi interessa veramente: e cioè di come utilizzare lo strumento principe dell’autoefficacia, cioè l’azione come potente strumento di cambiamento e di costruzione del tuo successo.

Tranquillo tranquillo, ti sto per spiegare tutto. Tutto quello che dovrai fare è leggere attentamente le prossime righe e scoprirai qualcosa che probabilmente cambierà per sempre il tuo modo di pensare.

Seeeeeeeeeeee (lo hai pensato vero?) Ok ok, forse ho esagerato, magari non proprio per sempre, ma anche se fosse solo per il tempo di lettura di questo articolo sarebbe comunque un grande risultato 😉

Quindi ora per fare un grande passo avanti dobbiamo prima fare un piccolo passo indietro (come quando prendi la rincorsa per un salto), sei con me? Si? Allora leggi qui di seguito.

Autoefficacia: isoliamo l’agire dal pensare e dal sentire

Aspetta aspetta, lo so sembra un po strano. Ascolta. Devo introdurre un argomento estremamente interessante. Quindi ora voglio che tu mi segua con la massima attenzione.

Le più antiche tradizioni (sia orientali che occidentali) concordano sul fatto che l’essere umano è strutturato su più piani di coscienza (o intelligenza) e che questi livelli strutturali siano essenzialmente 3 (tre):

  1. piano fisico >> le tue azioni
  2. piano emotivo >> le tue emozioni
  3. piano mentale >> i tuoi pensieri

Questi piani di esistenza sono caratterizzati da un certo livello di intelligenza, adeguato al piano in cui essi stessi influiscono ma sono intimamente interconnessi tra di loro.

I risultati che una persona produce sono l’effetto di quello che viene chiamato processo di manifestazione, e funziona così:

  1. I tuoi pensieri producono le tue emozioni
  2. Le tue emozioni producono i tuoi comportamenti
  3. I tuoi comportamenti producono i tuoi risultati

Ad ogni stadio esiste un livello di energia (o vibrazione/frequenza) che ha bisogno dello stadio successivo per solidificarsi sempre più, fino alla generazione finale di un qualcosa di estremamente fisico (risultato). Quindi:

  1. Il pensiero che è energia essenzialmente elettrica ha bisogno delle emozioni per divenire energia biochimica
  2. Le emozioni (ex movere, cioè portare fuori), che sono essenzialmente energia biochimica hanno bisogno dell’energia fisica per diventare azioni
  3. Le azioni, che sono energia cinetica, hanno bisogno dei comportamenti (ripetizioni o schemi di azioni) per divenire risultati.

Ho realizzato un piccolo video nel quale ti parlo proprio di questo processo. Guardalo attentamente prima di andare avanti perché nel video ti darò delle informazioni che saranno di vitale importanza affinché tu possa:

  • scolpire dentro di te questo importante e delicato concetto
  • liberarti una volta per tutte da una vita ripetitiva e priva di un profondo significato
  • smettere di tentare di cambiare senza ottenere mai i risultati che desideri

Ecco a te il video.

Bene, lo so che hai mille domande. Spero di rispondere almeno a parte di esse nel resto di questo articolo, altrimenti potrai sempre scrivermi nei commenti 🙂

Bene!

Ma, ovviamente, non è tutto oro quello che luccica e quindi è abbastanza scontato che in queste bellissime parole che hai appena ascoltato si celi un qualche tipo di fregatura. Ed infatti è proprio così!

Giuro che non dipende da me…dipende da chi ha creato l’essere umano quindi se vuoi prendertela contro qualcuno prenditela con il principale ;-))

Scherzi a parte. Durante il processo di cambiamento purtroppo troviamo un filtro in particolare che oppone più resistenza, che impedisce più degli altri il cambiamento. Insomma diciamocelo, che rompe proprio le pa****e!!

E indovina un po di quale filtro/livello sto parlando? Di quello emotivo (ovviamente)! Purtroppo il nostro filtro emotivo è quello che si intasa maggiormente nel corso della nostra vita ed i suoi detriti più grandi vi sono stati depositati proprio nel corso della nostra infanzia, quando eravamo del tutto inconsapevoli.

E per nostra sfortuna il filtro emotivo non solo è quello che si intasa maggiormente, ma è anche quello maggiormente coinvolto nel processo di costruzione della nostra realtà, perché secondo molti nuovi scienziati (uno tra tutti il grande Gregg Braden) e secondo le più antiche tradizioni esoteriche (una tra tutte la Kabbalah), il nostro filtro emotivo è quello che più di tutti genera la forza dell’attrazione, cioè è quello che contribuisce ad attirare a noi le persone, gli eventi e le situazioni che viviamo quotidianamente.

Questo che cosa vuol dire? Che se il nostro filtro emotivo è quello più sporco ed intasato ed allo stesso tempo più influente dal punto di vista della creazione della realtà, siamo condannati a proiettare per sempre la stessa sporca realtà fino alla fine dei nostri giorni?

Niente affatto.

E’ possibile fare pulizia. Ripulire il filtro. O meglio ancora lucidarlo affinché sia possibile proiettare sullo specchio della realtà una nuova eccitante, soddisfacente, felice esistenza.

Come? Te l’ho scritto nel precedente sottotitolo, non te lo ricordi più?????

>>> Isolando il filtro fisico dal filtro mentale ed emotivo.

E qui entra in ballo come non mai il concetto di autoefficacia

Il vantaggio di vedere la realtà attraverso 3 filtri ben distinti è quello di poter in un certo senso isolare uno o più filtri a seconda delle nostre esigenze. Magari parleremo molto bene di questo concetto in altri articoli.

In questo momento ciò che ci interessa è comprendere come isolare il filtro fisico (tra poco ti dico perché), cioè le azioni, e fare in modo che possano divenire il più efficaci possibile, in modo da creare in noi quel senso del riuscire che si traduce poi nel concetto di autoefficacia.

Ma perché si deve isolare il filtro fisico? E soprattutto come si fa?

Vediamolo.

Ti riporto qui una breve descrizione ed un video di approfondimento, quindi di nuovo, ti suggerisco di leggere e vedere il video con la massima attenzione, affinché tu possa inglobare totalmente questo concetto.

Ti confesso una cosa. Noi uomini non ci inventiamo mai niente! E lo sai perché? Perché tutti i nostri metodi, sono già stati creati e collaudati da madre natura! Quindi vuoi sapere perché si parte proprio dal piano fisico? Perché é così che madre natura agisce!

Ora mi spiego meglio.

Il processo di generazione di un essere umano nel feto, inizia proprio dal piano fisico. Si forma un embrione che assomiglia un piccolo disco piatto, con 3 strati distinti di cellule:

  1. endoderma, dal quale si sviluppano i visceri
  2. mesoderma, dal quale hanno origine lo scheletro ed i muscoli
  3. ectoderma, dal quale si formano il sistema nervoso e la cute

Dopo circa 17 giorni dall’ectoderma si forma la cosi detta placca neurale che rappresenta la base di partenza del cervello e di tutto il sistema nervoso. Ma attenzione!! Ho detto DEL CERVELLO. Qui non c’è ancora un pensare dell’embrione. La sua consapevolezza è ancora ad uno stadio molto basso.

Dopo 9 mesi il bimbo nasce ed il suo sistema biologico è perfettamente in grado di funzionare.

Ma….

Il bimbo non dispone ancora di una memoria autobiografica. Il suo cervello non ha ancora creato quelle interconnessioni sinaptiche (connessioni tra cellule cerebrali) che gli consentono di ricordare, pensare e ragionare.

Il suo sistema biologico è aperto e totalmente in balia delle emozioni che gli stimoli ambientali suscitano in lui. Questo spiega l’amnesia infantile. Ti ricordi qualcosa di quando avevi 2 anni? Ovviamente no. Ma non perché tu l’abbia rimosso ma perché il tuo cervello non aveva avuto ancora il tempo di strutturarsi per consentirti di ricordare.

Ed è qui, in questo momento delicato che iniziano a depositarsi i primi detriti all’interno del filtro emotivo, che è totalmente aperto ed in una condizione di assorbimento totale e continuo.

Approfondisco questo concetto nel seguente video.

Ok Rik, ma non avevi detto che per cambiare i risultati bisogna risalire prima alla radice, quindi da come si pensa? Ora invece dici che bisogna partire dal corpo fisico. Ma insomma da dove cavolo bisogna partire?????

Stooooop!!

E’ vero che ti ho detto che cambiare i propri risultati bisogna cambiare prima come si pensa, ed è anche vero che ho detto che per iniziare bisogna partire dal corpo fisico, ma non ti ho detto che per cambiare come pensi devi usare necessariamente il pensiero. 

Il pensiero ha bisogno di una base di dati per essere esercitato. E se la base di dati che hai è insufficiente, non potrai mai cambiare. Facile. Quindi cosa si usa per iniziare questo processo di cambiamento?

Si usa l’immaginazione.

L’immaginazione come base di partenza per costruire l’autoefficacia

Ok, seguimi bene adesso.

Se i tuoi pensieri generano le tue emozioni, e le tue emozioni generano le tue azioni, e le tue azioni generano i tuoi risultati, ed i risultati che produci non ti soddisfano più, vuol dire in qualche modo che la base di dati che il tuo pensiero ha a disposizione per essere esercitato è attualmente insufficiente.

E questo potrebbe rappresentare un bel problema, perché vorrebbe dire che il tuo pensiero non è più funzionale alla costruzione della tua felicità. Un gran bel casino no?

Ma come si esce da questa fase di stallo? Come si può ristabilire un flusso di energia creativa che generi felicità ed allo stesso tempo rinnovi anche la base di dati di cui è composto il pensiero?

Bypassando il pensiero.

Utilizzando la sua funzione contraria: l’immaginazione. Quella meravigliosa funzione della psiche che crea senza bisogno di una base di dati realistica, ma alla quale è possibile allineare le proprie azioni allo scopo di renderla reale.

Si, si usa l’immaginazione come starter per generare nuovi paradigmi, nuove ipotesi, e poi si procede a ritroso nel processo di manisfestazione attraverso quello che io chiamo appunto processo di trasformazione. Ecco più o meno come si esce dalla trappola del pensiero insufficiente.

Processo di manifestazione

  1. Pensiero >> insufficiente
  2. Emozione >> bloccante
  3. Azione >> inefficace
  4. Risultato >>insoddisfacente

Processo di trasformazione

  1. Immaginazione >> nuovo esito desiderato
  2. Azione >> azione allineata al nuovo esito
  3. Risultato >> senso di meraviglia e di scoperta
  4. Emozione >> ristrutturazione emotiva derivante dalla nuova esperienza
  5. Pensiero >> acquisizione di una nuova base di dati

Quindi..

(Nuovo) Processo di manifestazione

  1. Nuovo pensiero >> più vasto
  2. Nuova emozione >> più eccitante
  3. Nuova azione >> più focalizzata
  4. Risultato >> più soddisfacente

Nel video che segue cerco di approfondire meglio questo importante argomento.


Spero che ora ti sia tutto un po più chiaro.

Ok Rik, ma che cavolo centra allora il concetto di autoefficacia in tutto questo?  

Finalmente, dopo tutti questi tripli salti mortali carpiati all’indietro 🙂 posso spiegartelo in modo che sia facilmente comprensibile.

Un senso di autoefficacia sostiene il processo di trasformazione

Abbiamo detto che l’autoefficacia è la sensazione che ha ognuno di noi di riuscire in qualche ambito della propria vita. Molto semplice in realtà. Ma l’autoefficacia ha bisogno di alcuni elementi chiave per potersi costituire.

Ricordi all’inizio di questo articolo quando ti ho parlato di come sono riuscito ad approcciare ad un nuovo sport a corpo libero (Calisthenics) generando un un elevato livello di autoefficacia? Ricordi che ti feci una lista di 5 punti? Te li riporto qui al volo:

  1. In passato feci la stessa cosa con il body building e con la musica; mi applicai con passione, attenzione e costanza
  2. Gli atleti di calisthenics che avevo intorno erano in gamba ma avevano iniziato più o meno da dove avevo iniziato io, e non erano alieni
  3. L’ambiente (e di conseguenza le persone), che avevo scelto per imparare era perfetto ed estremamente potenziante
  4. Non avevo nessun problema di natura fisica o menomazioni particolari ed in passato ero riuscito probabilmente in cose più difficili
  5. Rivedevo tutti i giorni nella mia mente il film della mia performance più eccellente

Leggi bene tra le righe.

  • Il punto N.1 ha a che vedere con la passione, l’attenzione e la costanza, quindi sostanzialmente con la disciplina. Ma la parola disciplina spaventa; di fatto la disciplina è solo la conseguenza naturale del desiderio di essere in costante contatto con qualcosa che provoca piacere, cioè di una passione. Quindi nota bene; per sviluppare autoefficacia hai bisogno di provare a te stesso che sei disciplinato (costante), e questo può avvenire in larga misura e nel modo più facile e naturale quando ciò che fai ti appassiona.
  • Il punto N.2 ha a che vedere con le esperienze vicarie, cioè l’esempio di altre persone che magari, pur partendo dalla tua stessa condizione, sono riuscite ad ottenere i risultati che desideravano. Immergerti in un ambiente ricco di queste persone, potrà solo che aiutarti nel processo di costruzione della tua personale autoefficacia.
  • Il punto N.3 ha a che vedere con i persuasori positivi che scegli per sviluppare le tue nuove competenze. Se l’ambiente ti sostiene, allora tutte le persone che hai intorno saranno un riflesso di quell’ambiente. La naturale conseguenza sarà che sia l’ambiente che le persone ti aiuteranno a costruire, anche forse inconsapevolmente, un maggiore senso di autoefficacia, grazie al loro forte potere persuasivo positivo.
  • Il punto N.4 ha a che fare con le proprie esperienze di successo. Ognuno di noi in passato ha avuto successo in un determinato ambito ed è stato pervaso da un senso di autoefficacia; cioèquella soddisfazione che si prova quando si riesce a far accadere ciò che si voleva. Quindi ognuno di noi ha depositato dentro di se il know how necessario, dobbiamo solo ricordarcene.
  • l punto N.5 ha a che vedere con la capacità che si ha di immaginare ripetutamente il proprio successo e di proiettarselo nella mente in maniera ripetitiva come un film in loop. Questa attività, che sembra banale, in realtà non farà altro che aumentare le nostre probabilità di successo, programmandoci di fatto per l’esito che abbiamo scelto per noi stessi.

Quindi per fare in modo che venga generato e mantenuto un senso di autoefficacia sarà necessario intervenire con un metodo nella fase N.2 del processo di trasformazione:

  1. Immaginazione
  2. Azione >> metodo per generare maggiore autoefficacia
  3. Risultato
  4. Emozione
  5. Pensiero

Di fatto, bypassando il pensiero ed iniziando subito con l’azione è possibile che ci si senta spaesati, impauriti e che si provi un qualche tipo di resistenza all’azione, ed è proprio per questo che si deve applicare un metodo che consenta di sostenere l’incombenza delle proprie insicurezze e che sproni all’azione nonostante le proprie resistenze.

Ed ecco anche perché é altrettanto fondamentale confrontarsi con un coach che aiuti e sostenga questo delicato processo, proprio nella fase dell’azione. Di fatti, la cosa più importante di tutte, dopo essersi sganciati dal pensiero ed aver immaginato il proprio nuovo futuro è l’implementazione di quello che si chiama piano di azione.

Non c’è un piano di pensieri.

Non c’è un piano di emozioni.

C’è solo un piano di azione.

Ecco perché nel mondo del Business è cosi fondamentale avere un Business Plan. Se vuoi andare a meta devi avere un piano. E mentre nelle altre aree della tua vita puoi permetterti di traballare un po, il mondo del Business non perdona.

Se sbagli ti fai male, punto.

Durante le mie coaching private, prima di immergerci nell’analisi di un qualunque modello di Business mi assicuro che chi ho davanti abbia ben chiara davanti ai propri occhi la persona che dovrà diventare per incarnare il suo personale modello di successo.

Con questo processo le persone riescono ad immaginare il proprio nuovo futuro con delle tecniche specifiche, in modo che il sia il più vero possibile ed allineato con i propri più intimi valori, ed a costruire un piano di azione che le indirizzi e le sostenga simultaneamente, generando nuovi risultati, nuove opportunità e dunque un maggiore senso di autoefficacia.

Va bhè Riccà ma quali so ste fantomatiche tecniche? Smettila di fare supercazzole e siii spiegato!!

Ok ok, ti faccio un esempio di come ci si sgancia momentaneamente dal pensiero razionale e ci si immerge nell’immaginazione. La tecnica in questione si chiama la tecnica del sé realizzato.

Immagina per un momento un te stesso che vive tra 20 anni a partire da ora (nel futuro), completamente realizzato in ogni ambito della sua vita, sia personale che professionale. Immagina il suo bell’aspetto fisico, le emozioni fantastiche che prova, i pensieri potenzianti che fa, le decisioni giuste che prende, le persone di successo con le quali si relaziona ed il modo efficace con cui ci si relaziona. Immagina tutte le competenze che ha e come le mette in pratica magistralmente per ottenere ciò che desidera. Immagina la sua perfetta vita di coppia, la sua soddisfacente libertà finanziaria ed il modo in cui si diverte da matti con i suoi amici durante il suo tempo libero.

Creati un’immagine precisa di questo tuo nuovo sé perfettamente realizzato in ogni ambito dell’esistenza e se necessario disegnalo anche su un foglio di carta. Vedilo nei più minimi dettagli con l’occhio della mente.

Bene. Fatto?

Ora, tutte le volte che ti ritroverai nella tua vita a dover pensare, agire o prendere decisioni, dovrai prima interpellare LUI (il tuo sé realizzato) e dovrai chiedergli istruzioni su cosa fare. Del tipo:

“Ma tu in questa situazione cosa faresti? Come ti comporteresti? Come risponderesti a questa persona? Come ti riorganizzeresti di fronte a questo problema?”

Oppure in alcuni casi, potrai porgli domande anche al passato. Del tipo:

“Ma tu come hai risolto già questo problema? Come hai fatto a fare questa cosa? Cosa hai imparato di nuovo per affrontare questo cambiamento? Come hai gestito questa delicata situazione?”

E dovrai agire come se fossi lui.

La differenza tra chi sei e chi che vuoi essere sta in quello che fai. 

Il libero arbitrio è tutto qua. In ogni momento puoi decidere di agire come chi eri ieri o come chi vuoi essere domani. Ora sai come affrontare questa dicotomia.

Se vuoi continuare ad essere quello che sei puoi tranquillamente continuare ad agire come agisci di solito, ma se vuoi essere la versione migliore di te stesso, allora dovrai agire come la versione migliore di stesso.

La chiave di svolta è l’azione.

E’ facile? No.

Ma se hai un metodo e la voglia di effettuare questa transizione sarai inarrestabile, credimi. Un metodo ed un coach possono sostenerti in questo processo, aiutandoti a generare il carburante necessario; il senso di autoefficacia.

Se sentirai che le tue azioni saranno efficaci, acquisirai maggiore fiducia in te stesso. Se acquisirai maggiore fiducia in te stesso il tuo livello di autoefficacia aumenterà di conseguenza.

Se il tuo livello di autoefficacia aumenterà, ne gioverà anche la tua autostima, cioè il senso del valore complessivo che hai di te.

Immagina l’impatto che potrà avere questo mindset sul tuo Business. Ti prego, immaginalo per un attimo..

Quindi l’autoefficacia aumenta anche l’autostima?

Ni. Mettiamola così:

  • l’autoefficacia è la sensazione di riuscire in un qualche ambito reputato importante della propria vita
  • l’autostima è la sensazione del valore complessivo che sia ha di se

Quindi, se io non riesco in un campo di applicazione della mia vita del quale non mi interessa niente, questo non intacca necessariamente la mia autoefficacia. Per esempio, se provo a costruire una radio e non ci riesco, sinceramente non me ne può fregare di meno!

Perché?

Perché non è un campo di applicazione che mi interessa e di conseguenza il mio livello di autoefficacia non ne risente.

Ma se provo molte volte a fare una verticale e non ci riesco mai, allora il mio livello di autoefficacia potrebbe risentirne ed alla lunga questo senso del non riuscire potrebbe intaccare anche il senso del valore complessivo che ho di me (autostima).

Ma se mi rendo conto che non sto riuscendo perché intorno a me non ci sono persuasori positivi, non c’è un ambiente potenziante, non sto allenando la mente a visualizzare il successo (la verticale eseguita correttamente), allora posso immediatamente rivolgermi al mio coach, chiedere il suo supporto, il suo consiglio, e migliorare subito intorno a me tutti quegli elementi che sono alla base della generazione del senso di autoefficacia.

Autoefficacia: conclusioni

Se sei arrivato fino a qui, credo che tu abbia compreso che ho un approccio all’autoefficacia leggermente diverso da quello prettamente accademico, senza nulla voler togliere a nessuno.

Ma a me piace dare un senso pragmatico alle cose ed inserirle in dei contesti realistici affinché possano essere utili. Spero di essere riuscito a passarti una piccola porzione del mio pensiero attraverso questo articolo e che tutte le informazioni in esso contenuto possano averti dato in qualche modo nuovi spunti di riflessione.

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Sai quanto ho impiegato per organizzare i contenuti di questo articolo, scriverlo e girare i video? 2 settimane intere, lavorandoci tutti i giorni. L’ho fatto perché per me diffondere queste informazioni ed ispirare gli altri a trasformarsi nella migliore versione di se stessi è come una missione.

Quindi ora ti sarei veramente grato se in ordine di importanza tu potessi restituirmi il favore facendo anche una sola di queste 2 azioni (ovviamente l’ideale sarebbe fare tutte e 2 🙂 ):

  1. condividere questo articolo sui social network, con i tasti che troverai sempre in fondo a questo articolo
  2. lasciarmi la tua preziosa opinione nei commenti qui in basso e magari anche quale suggerimento in più

A presto.

Riccardo

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